Catarsi di Plexiglass

dove vanno a finire i miei giorni...

Eccomi

Blogger: Plexiglass
Pensieri sparsi e sconclusionati illuminati di plexiglas.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Archivio

oggi
dicembre 2007
ottobre 2007
giugno 2007
aprile 2007
marzo 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

sabato, 29 dicembre 2007

I'd work very hard but I'm lazy
I can't take the pressure and it's starting to show
In my heart you know that it pains me
A life of leisure is no life you know

Waking up and getting up has never been easy,
Oh oh, I think you should know.
Waking up and getting up has never been easy,
Oh, oh, I think you should know.
Oh, oh, I think you should go.
Make a cup of tea, and put a record on.

I'd work very hard but I'm lazy
I've got a lot of songs but they're all in my head.
I'll get a guitar and a lover who pays me
If I can't be a star I won't get out of bed.

Waking up and getting up has never been easy,
Oh, oh, I think you should know.
Waking up and getting up has never been easy,
Oh, oh, I think you should know.
Oh, oh, I think you should go.
Make a cup of tea, and put a record on.

Waking up and getting up has never been easy,
Oh, oh, I think you should know.
Waking up and getting up has never been easy,
Oh, oh, I think you should know.
Oh, oh, I think you should go.
Make a cup of tea, and put a record on.

( Prima di partire gioco con gli elastici )

 

Abreagito da: Plexiglass a 18:41 | link | commenti |

lunedì, 22 ottobre 2007

Tutti, prima o poi, siedono a un banchetto di conseguenze.

... E sono di cattivo umore. Il lavoro mi stucca. Le persone mi stuccano, amici e non. L'inutile mi stucca, ma anche l'utile mi stucca.  Stuccastuccastuccastuccastucca.  Che poi è un sinonimo di dare fastidio, ma stuccare schiocca in bocca.

Povero lunedì.

Abreagito da: Plexiglass a 18:38 | link | commenti (3) |

venerdì, 29 giugno 2007

Soffri di attacchi d'ansia?

Soffri di ondate di depressione o di senso di colpa?

Ti capita di sentirti separato dalla realtà o dal tuo corpo?

Sei morto?

La sindrome di Cotard consiste nel credere di essere morti, o di non esistere o di essersi dissolti nel nulla e non avere più sensazioni. O, al limite, di non essere mai esistiti. Chi soffre di questa sindrome avverte una separazione assoluta tra se' e il mondo.

Il tavolo da pranzo può sembrare distante e, anche se si può sentire al tatto, nel profondo del cuore sai che tu non occupi lo spazio come fa il tavolo.

(Tutto questo ha un senso).

 

Abreagito da: Plexiglass a 17:36 | link | commenti (7) |

martedì, 03 aprile 2007

Sbattere la testa per un'ora contro il muro fa consumare 150 calorie.

Abreagito da: Plexiglass a 15:32 | link | commenti (5) |

lunedì, 26 marzo 2007

Adesso, oltre l'ironia e la distanza, riconosco la caratteristica che mi aveva spinto ad accondiscendere e aprirmi a lui ancora dodici anni fa, una caratteristica che a dispetto della sua semplicità resta sempre rara e ogni volta che la incontro ne sono riconquistata, come se fosse la prova lampante della capacità umana di nutrire interesse per l'altro al di là del ristretto ambito della dinamica del reciproco bisogno. Si tratta della curiosità, ovviamente, e alla fine trovo nel responsabile delle belve feroci il tratto che non è cambiato affatto dai tempi del nostro primo incontro. Ne è dotato in abbondanza, di curiosità, in tutte le sue sfumature, a incominciare dall'indagine maliziosa per finire con lo stupore infantile passivo, che gli schiude la bocca e solo gli occhi si stringono nell'ascolto, salvando il suo viso dal rischio di assumere un'espressione un poco inebetita. Quando qualcuno ti guarda così, il piacere di parlare di te spezza la barriere dell'imbarazzo e ci si può votare al gusto di dire "io, io, io" senza l'ipocrita paura di annoiare, il gusto di dirlo liberamente, con una sincerità piena e uno spiccato divertimento, che viene a coprire e mitigare i momenti di dolore inevitabilmente parte di ogni racconto di "io, io, io" degno di tale nome.

Abreagito da: Plexiglass a 15:07 | link | commenti |

lunedì, 08 gennaio 2007

Il vapore mi aiuta a  fare i compiti. Mettere in ordine di preferenza scenari ideali per il giorno del giudizio. Una nuova era glaciale, ma la temperatura sale fino a 68° gradi e non sarebbe credibile. Caldo, troppo caldo, sudore, troppo sudore e vapore, sticazzi quanto vapore. Doccia rilassante. Nelle riserve d'acqua vengono scaricate grandi dosi di LSD provocando tossicodipendenza su scala planetaria. Mi dedico al massaggio, ma un cataclisma trasforma il linguaggio in un'incomprensibile sequela di ciance e luoghi comuni. Uno. Due. Tre. I miei nei ci sono ancora. La terra viene colpita da una cometa, da un asteroide o da un mini buco nero.  Altra doccia e l'esaurimento delle riserve naturali con l'invasione di virus provenienti da pianeti lontani. Bene. Un ultimo bagno caldo, poi crema in abbondanza per rendere morbida la pelle. Voglio una pelle splendida. Fumo, beata, ammirando gli effetti benefici del bagno di vapore, la mia epidermide si è liberata di ogni impurità acquistando luminosità, elasticità  e morbidezza. Ho anche trovato il mio scenario preferito: la stupidità che si diffonde a macchia d'olio.

Abreagito da: Plexiglass a 23:43 | link | commenti |

giovedì, 14 dicembre 2006

Ti  risvegli al buio nella più assoluta incoscienza. Dove sono, che cosa è successo? Per un istante la memoria è cancellata. Non capisci più se sei un bambino o un adulto, un uomo o una donna, colpevole o innocente. Le tenebre sono quelle della notte o di una prigione?

Capisci solo una cosa, e tanto più intensamente dal momento che è il tuo unico bagaglio: sei vivo. Più di così non lo sei mai stato: sei vivo e basta. In che consiste la vita all'interno di questa frazione di secondo in cui hai il raro privilegio di non avere un'identità?

In questo: hai paura.

Non c'è libertà più grande di questa breve amnesia del risveglio. Sei un neonato che conosce il linguaggio. Puoi assegnare un vocabolo alla scoperta senza nome della nostra nascita: sei scaraventato nel terrore della vita.

Durante questo intervallo di pura angoscia, non ti ricordi nemmeno che al risveglio è possibile che si verifichino simili fenomeni. Ti alzi, cerchi la porta, ti senti smarrito come in albergo. E poi i ricordi reintegrano il corpo in un baleno restituendogli quanto gli fa da anima. Ti senti rassicurato e deluso: dunque sei questo, dunque sei solo questo.

Subito ritrovi la geografia della tua prigione. La mia stanza sfocia nel lavabo, dove mi inondo di acqua gelata. Cosa cerchi di sfregarti via dal volto, con tutta quell'energia e quel freddo?

Poi riparte il tran tran. A ciascuno il suo: caffè-sigaretta, the-toast o cane-guinzaglio, il percorso di tutti noi è organizzato in modo che si abbia meno paura possibile.

In realtà, passiamo il nostro tempo a lottare contro il terrore della vita. Per sfuggirgli, inventiamo definizioni: mi chiamo tizio, sgobbo per conto di caio, il mio lavoro consiste nel fare questo e quello.

Sotterranea, l'angoscia avanza con il suo lavoro di trincea. La sua voce non si può completamente imbavagliare. Credi di chiamarti tizio, che il tuo lavoro consiste nel fare questo e quello, ma al risveglio niente di tutto ciò esisteva. E può darsi che davvero non esista.

Abreagito da: Plexiglass a 18:30 | link | commenti (1) |

mercoledì, 29 novembre 2006

Ieri sera si è discettato di "contenimento". Quando ho sentito pronunciare questa parola la prima cosa che mi è venuta in mente è stato un enorme pannolone, poi, ascoltando le varie opinioni, sono sprofondata in uno stato di semi-incoscienza. Unica mia compagnia: un catetere immaginario. Credo lo fosse. Spero lo fosse. Che poi non so nemmeno com'è fatto un catetere, quindi presumo fosse immaginario, ma non è detto, la fantasia a volte può essere davvero curiosa e portarti al limite. Al limite di che, poi. Di certo interrogarsi su come contenere gli altri in un determinato contesto, lascia un po' perplessi. La notte non mi ha portato consiglio. La mia mente è proiettata sul contenimento e la vita mi aiuta a ragionarci sopra: come contenere i rompicoglioni?

Non avendo trovato ancora risposte sto cercando un volo con partenza immediata e con ritorno da definire. Insomma, mi conterrò da qualche parte fino a quando qualcuno non  mi comunicherà che la formula di contenimento è stata trovata, sperimentata e da' buoni risultati.

Abreagito da: Plexiglass a 10:54 | link | commenti (3) |

lunedì, 27 novembre 2006

Desiderio: essere intrisa di ottimismo.

Abreagito da: Plexiglass a 15:34 | link | commenti (1) |

lunedì, 13 novembre 2006

Why do you come here ?
And why do you hang around ?
I'm so sorry
I'm so sorry

Why do you come here
When you know it makes things hard for me ?
When you know, oh
Why do you come ?
Why do you telephone ? (Hmm...)
And why send me silly notes ?
I'm so sorry
I'm so sorry

Why do you come here
When you know it makes things hard for me ?
When you know, oh
Why do you come ?
You had to sneak into my room
'just' to read my diary
"It was just to see, just to see"
(All the things you knew I'd written about you...)
Oh, so many illustrations
Oh, but
I'm so very sickened
Oh, I am so sickened now

Oh, it was a good lay, good lay
It was a good lay, good lay
It was a good lay, good lay
Oh
It was a good lay, good lay
It was a good lay, good lay
Oh, it was a good lay, good lay
Oh
Oh, it was a good lay
It was a good lay
Oh, a good lay
Oh, it was a good lay
Good lay, good lay
Oh
It was a good lay
It was a good lay

( "Suedehead" Morrissey )


Abreagito da: Plexiglass a 11:46 | link | commenti |